Corrado Rossi: nella mia musica c'è la natura

CORRADO ROSSI

Intervista a Corrado Rossi tecnico di Anatomia Patologica di giorno e compositore di sera. Le sue opere hanno vinto due importanti premi a Los Angeles.
La sua musica è senza confini. L’ultima composizione “In the peony garden” (Nel giardino delle peonie), registrata in studio a Budapest con un quartetto d'archi di artisti ungheresi, ha vinto il primo premio per la musica classica dell’Akademia Music Award di Los Angeles. Incontriamo l’autore, il bergamasco Corrado Rossi, 46 anni, il giorno dopo il riconoscimento americano. 

Ha appena finito il suo turno al Policlinico di Ponte San Pietro dove lavora come tecnico di Anatomia Patologica e subito dopo andrà a casa a scrivere altri pezzi. «È la mia passione, non ho altri hobby se non il pianoforte e la tastiera elettronica» ci dice. «Ora sto preparando un nuovo album ispirato dalla lettura di un libro di fantascienza “The Martian” di Andy Weir da cui è stato tratto anche il film “Il sopravvissuto-The Martian” con la regia di Ridley Scott. Sia il libro che il film mi hanno affascinato e ora voglio tentare un esperimento nuovo: creare una colonna sonora per i vari capitoli del libro. Uno legge il romanzo e con le cuffie può sentire la musica ispirata da quelle pagine. Weir, con il quale sono in contatto, mi ha detto che non vede l'ora di ascoltare l'album».
Corrado Rossi è un compositore molto apprezzato negli Stati Uniti dove nel 2011 ha vinto l’Hollywood Music Awards di Los Angeles per il miglior brano nella categoria “Ambient” con “Eclipse”. E di premi ne ha avuti tanti, in Italia e all’estero. «In America sono andato con mia moglie e mio figlio che allora aveva otto anni. Avevo visto che oltre alla sezione dei big ce n’era anche una per gli emergenti e ho mandato il mio brano. Quando ho ricevuto la e-mail della nomination quasi non ci credevo. E’ stata la giornata più bella della mia vita artistica. Quando tra i quindici musicisti provenienti da tutto il mondo e in lizza per il genere “new age-ambient” ho sentito scandire il mio nome come vincitore, sono rimasto senza parole. Un’emozione incredibile».
Corrado ha cominciato ad amare la musica fin da bambino quando i genitori gli regalarono una pianola. «Fu un amore a prima vista. Non riuscivo più a staccarmi dalla tastiera. Papà e mamma mi iscrissero all'Accademia Santa Cecilia in via Sant’Alessandro a Bergamo dove si insegnava soprattutto musica sacra. E ho continuato tra lo studio al liceo e al conservatorio di Brescia dove nel 1997 mi sono diplomato in pianoforte con il maestro Giuseppe Fugazza. Nello stesso tempo sono diventato tecnico di laboratorio e ho cominciato a lavorare, vincendo una borsa di studio, all’Ospedale San Raffaele di Milano. Poi sono passato a Ponte San Pietro come tecnico di Anatomia Patologica: qui si studiano le malattie con esami macroscopici e microscopici dei tessuti e delle cellule. In pratica si eseguono analisi, vetrini, biopsie, esami citologici e via dicendo tutti i giorni. Spesso però vengo preso dallo sconforto quando vedo che i risultati delle analisi sono positivi e che alcuni pazienti hanno gravi problemi di salute. E allora, quando torno a casa, prima ancora di cenare, mi metto al piano o alla tastiera e scarico in musica tutta la mia tensione. Ma queste composizioni restano nel mio archivio. Non le userò mai. Mi servono solo per dimenticare, per ritrovare la pace interiore».
La sua musica infonde davvero un senso di pace. Ascoltare le sue composizioni dà serenità. Fa “vedere” la natura come in “Sunset on the lake” (Tramonto sul lago), “The big lone tree” (Il grande albero solitario) e via dicendo. «In questo album mi sono ispirato all’ambiente. La mia è una musica con una base elettronica ed anche un po' sinfonica che cerca di dare un’emozione a chi ascolta». Com è avvenuto a fine gennaio quando all’Auditorium di Piazza della Libertà è stato protagonista a “Orobie Film Festival 2016” con un breve concerto: i suoi brani hanno fatto “vivere” le montagne e i loro suoni, emozionando il pubblico. Ed è forse la stessa emozione che ha provato a otto anni quando ha suonato per la prima volta al Teatro Sociale di Sorisole, dove abitava, su un pianoforte a coda o quando ha fatto il suo secondo concerto, applauditissimo, in quinta elementare suonando per i compagni sulla sua pianola. O quando ancora anni fa ha conosciuto sua moglie Anna, nel coro del Santuario della Madonna dei Campi. «Mancava un organista per accompagnare il coro e mi chiesero di dare una mano. Anna era la direttrice della Corale: ora siamo marito e moglie. Lei è la mia prima ascoltatrice e “critica musicale” e spesso mi dà dei suggerimenti». Ma Corrado Rossi ora ha un erede. Il figlio Davide suona il violino e frequenta il conservatorio di Bergamo. «È bravo anche se il violino è uno strumento difficile; la domenica suoniamo insieme qualche pezzo. È l’unico giorno in cui si sente suonare in casa mia. Abitando in un condominio, normalmente io uso le cuffie e il computer per creare i miei brani».

a cura di LUCIO BUONANNO

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