Tumori le 9 regole della prevenzione Con uno stile di vita sano si potrebbero prevenire il 40% dei casi

prevenzione tumori

Il 40% dei casi di tumore (146mila diagnosi ogni anno in Italia) potrebbe essere evitato grazie allo stile di vita sano, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali e all’implementazione degli screening. È questo il messaggio lanciato dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in occasione della recente presentazione del rapporto annuale sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017”. Un messaggio che da un lato richiama l’attenzione sulla necessità di investire maggiormente, da parte delle Istituzioni, sulla prevenzione (in Italia, per la prevenzione nel 2014 di sono spesi 5 miliardi di euro, pari a solo il 4,22% della spesa sanitaria totale); dall’altro ribadisce l’importanza della prevenzione che ognuno di noi può mettere in atto adottando uno stile di vita sano. Ma cosa si intende per “stile di vita sano”? Ecco i consigli dell’AIOM.

➊ NO AL FUMO:

il 25-30% di tutti i tumori è correlato al consumo di tabacco. Ogni anno, nel mondo, tre milioni di persone perdono la vita per questa causa.

➋ MODERARE IL CONSUMO DI ALCOL:

il consumo di bevande alcoliche aumenta il rischio di cancro del cavo orale, faringe, esofago e laringe. È inoltre fortemente correlato anche all’insorgenza di tumore del fegato, dell’intestino e della mammella nelle donne.

➌ SEGUIRE LA DIETA MEDITERRANEA:

è dimostrato che il maggior apporto di frutta e verdura, specie se crude, ha un forte effetto protettivo sul rischio di numerose forme tumorali. L’azione positiva è legata in particolare all’alto contenuto di fibre (che favorisce la maggior motilità intestinale, impedendo l’assorbimento di eventuali sostanze cancerogene) e all’elevata presenza di agenti antitumorali quali le vitamine antiossidanti.

➍ CONTROLLARE IL PESO:

l’obesità e l’elevata assunzione di grassi costituiscono importanti fattori di rischio da evitare.

➎ PRATICARE ATTIVITÀ FISICA:

lo sport riduce in modo notevole le possibilità di sviluppare un cancro. I sedentari hanno una probabilità del 20-40% superiore di ammalarsi.

➏ NO ALLE LAMPADE SOLARI E ATTENZIONE AI NEI:

le lampade sono considerate cancerogene al pari delle sigarette. Un’esposizione precoce incrementa del 75% il rischio di melanoma. La presenza di nevi è inoltre indice di una maggiore predisposizione alle neoplasie della pelle e vanno quindi controllati.

➐ PROTEGGERSI DALLE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI:

il 20% dei tumori deriva da infezioni prevenibili. Alcune, come epatite o Hpv, possono essere trasmesse con i rapporti sessuali. Per proteggersi è bene utilizzare sempre il preservativo.

➑ EVITARE L’USO DI SOSTANZE DOPANTI:

gli steroidi anabolizzanti comportano un aumento del rischio di tumori.

➒ PREVENZIONE E SCREENING:

in Italia, il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratis accertamenti per la diagnosi precoce oncologica. In particolare per: tumore del seno (mammografia ogni due anni per le donne tra 50 e 69 anni); cancro del collo dell’utero (Pap-test ogni tre anni per le donne tra 25 e 64 anni); tumore del colon-retto (per uomini e donne ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 24 mesi tra 50 e 69 anni).

Bergamaschi virtuosi per adesione agli screening, meno per le abitudini
Bergamo è una città virtuosa per adesione ai programmi di screening anti-cancro. Lo dimostrano i dati diffusi recentemente dall’ATS Bergamo. Nel 2015 il 62% della popolazione ha eseguito il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci per individuare in fase precoce il tumore del colon retto, percentuale superiore alla media nazionale (43%). E il 78% delle donne bergamasche ha eseguito la mammografia, fondamentale per la diagnosi precoce del tumore del seno (Italia 55%). Sul fronte dello stile di vita invece c’è ancora da lavorare: il 34% dei cittadini è in eccesso ponderale (il 26% per sovrappeso e l’8% per obesità); i sedentari sono il 19% e i fumatori rappresentano il 26% della popolazione; il 62% dei bergamaschi fa abitualmente uso di bevande alcoliche (i bevitori a rischio rappresentano il 21%).

a cura di GIULIA SAMMARCO

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