C’è bere e bere

brindisi

«Il bere è un tema molto presente nelle quotidianità degli italiani. Se andiamo a casa di amici cosa c’è di meglio che portare una bottiglia di quel vino un po’ particolare e ricercato! Se una sera usciamo a mangiare una pizza, perché no, qualcuno potrebbe decidere di accompagnarla con una birra fresca. O se parliamo di giovani, durante una serata in discoteca un cocktail “te lo prenderai? No?” Dunque spesso ci capita di assumere alcolici o che persone intorno a noi bevano. D’altra parte l’assunzione di sostanze alcoliche ha avuto negli ultimi anni grande rilevanza. L’alcol infatti fa sempre discutere in tema di rischi per la salute». Chi parla è la dottoressa Diana Prada, psicologa e psicoterapeuta. L’abbiamo incontrata, ora che le feste si stanno avvicinando e con loro cene, pranzi e irrinunciabili brindisi con colleghi, amici e parenti, per parlar di bere sociale, ovvero il consumo di bevande alcoliche che avviene in compagnia di altri e secondo modalità e in occasioni accettate socialmente, da sempre parte della nostra cultura come momento di aggregazione. Attenzione però: tutto, come sempre, sta nella giusta misura e nel giusto atteggiamento. Il rischio altrimenti, è che l’alcol, da “mediatore” di socialità, possa trasformarsi in un “rifugio” per le proprie insicurezze, difficoltà e disagi.

Dottoressa Prada, cosa rappresenta il bere nella nostra società?
Recentemente ho incontrato diversi gruppi di giovani tra i 17 e i 24 anni, ai quali ho chiesto quale fosse il loro punto di vista e come il tema del bere incidesse sulle loro vite. Gli spunti di riflessione emersi sono stati molteplici e interessanti. In primo luogo l’idea che il “ci vediamo a ber qualcosa” sia diventata quasi una formula unica che viene usata quando si ha voglia di vedere un amico e glielo si vuole comunicare... che poi a pensarci bene non è che l’intento sia quello di voler bere alcolici per forza, però la formula aiuta nel dare una motivazione che non debba far trasparire troppo di loro e dei propri sentimenti. Il bar, Il locale poi, sono un ritrovo, un posto dove incontrarsi e fare due risate in compagnia e magari si aggiunge Il gesto dell’offrire. Altri lo pensano invece legato al momento della discoteca. Bevi qualcosa, i freni inibitori calano e tutto sembra più alla tua portata. Fino ad arrivare a cose quali: “la fai ubriacare e magari poi lei ci sta!” oppure “chi sta fuori va a finire che fa risse anche solo se lo guardi male!”.

E per gli adulti invece in particolare ora che le feste e i brindisi di Natale si avvicinano?
Il tema alcol associato al periodo festivo porta con sé molteplici significati. Le ricorrenze hanno un valore affettivo forte: si ritrovano parenti lontani, tutti sono alla ricerca di una giornata di festa perfetta, doni, calore. Ma è anche il momento della malinconia, del ricordo, della nostalgia di una persona cara, di una gioventù che non ritornerà, di un dolore che riaffiora alla memoria. In un’epoca in cui la frenesia e il materialismo non lasciano posto al provare emozioni, quando queste si presentano in maniera forte a volte sono disorientanti. E purtroppo il rifugio nell’alcol è a portata di mano. Chi si sente in difficoltà e non trova il modo di allungare la sua mano verso l’altro, cerca rifugio nella bottiglia, un altro da me che mi toglie la responsabilità di provare questa o quell’altra emozione. Ma toglie soprattutto la possibilità di vedere le risorse che ho dentro di me e le persone che mi sono accanto.

Che fare allora per prevenire queste situazioni di disagio?
Cercare di ascoltare le persone che abbiamo a fianco, condividere con loro gioie e preoccupazioni. Vivere una vita fatta di umanità, sapendo che le difficoltà si presentano a volte inaspettate, ma che inaspettatamente possono anche andarsene e lasciare spazio a qualcosa di più bello.

Qual è la dose massima al giorno?
Si considera a basso rischio una quantità di alcol giornaliera, da assumersi durante i pasti principali, non superiore a i 20-40 g per gli uomini e 10-20 g per le donne. Un bicchiere di vino (da 125 ml), una birra (da 330 ml), un aperitivo (da 80 ml) oppure un bicchiere di superalcolico (da 40 ml) contengono la stessa quantità di alcol pari a circa 12 g.

Il consumo di alcol in Italia
Stando agli ultimi dati Istat disponibili, nel 2016 si stima che i consumatori giornalieri di bevande alcoliche siano il 21,4% della popolazione di 11 anni e più, confermando il trend strutturale discendente degli ultimi dieci anni (22,2% nel 2015 e 29,5% nel 2006). Continua invece ad aumentare la quota di coloro che consumano alcol occasionalmente (dal 38,8% del 2006 al 43,3% del 2016) e che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 26,1% al 29,2%). Tra gli adolescenti diminuisce sensibilmente il consumo di alcolici (dal 29% al 20,4%) sia giornaliero (peraltro molto contenuto) sia occasionale. Beve vino il 51,7% della popolazione di 11 anni e più, mentre il 47,8% consuma birra e il 43,2% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori. Prevalgono i consumatori moderati (48,8% sul totale della popolazione e 75,4% sui consumatori annuali). Stabili, rispetto al 2015, i comportamenti di consumo abituale eccedentario o di binge drinking, che hanno riguardato 8 milioni e 643 mila persone (15,9% della popolazione e 25% dei consumatori).

Negli Stati Uniti sta prendendo piede una nuova moda: Il party senza alcol, Sober Social Events, feste ed eventi di qualsiasi tipo che non prevedono neanche una goccia d’alcol

a cura DI ELENA BUONANNO
con la collaborazione della DOTT.ssa DIANA PRADA
Psicologa e Psicoterapeuta sistemico relazionale e formatrice équipe The Clew.

 

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