Fibromi uterini. Come riconoscerli e curarli

fibromi Rosaschino

In molti casi i fibromi sono del tutto asintomatici e vengono scoperti in seguito a visita o ecografia ginecologica. Quando comportano disturbi i sintomi più frequenti sono: alterazioni del ciclo mestruale con flusso abbondante e conseguente anemia, dolore addominale e senso di pressione, aumentata frequenza delle minzioni.
II fibroma o mioma uterino è la patologia più comune nell’ambito della sfera genitale femminile. In Italia si stima che riguardi il 25% circa delle donne tra i 30 e i 60 anni. La maggior parte delle donne, però, non lo sa perché spesso non causa sintomi. Sebbene di solito i fibromi non siano pericolosi, possono arrivare a causare disagio e portare a complicazioni come anemia per forte perdita di sangue, dolore pelvico e difficoltà di concepimento. Una recente statistica pubblicata su una delle riviste scientifiche internazionali più prestigiose (l’American Journal of Obstetrics and Gynecology) indica che la fibromatosi uterina è negli USA la seconda patologia per costi sociali, dopo il diabete, e quindi precede il cancro della mammella, colon e ovaio. Ecco perché è importante non sottovalutare sintomi come sanguinamenti uterini anomali o cicli mestruali frequenti o troppo abbondanti rispetto alla norma.

Una crescita anomala dei tessuti dell’utero
I miomi o fibromi uterini sono tumori benigni: rappresentano un’anomala crescita del muscolo uterino e della sua componente fibro-connettivale. A seconda della loro posizione si distinguono in fibromi sottosierosi (quasi all’esterno dell’utero, quelli che causano meno problemi), intramurali (nello spessore della parete uterina, anch’essi spesso asintomatici); sottomucosi (che sporgono all’interno dell’utero e sono quelli più problematici). Non si conoscono esattamente le cause della loro insorgenza, ma esistono alcuni fattori di rischio che sembrano influenzarla. Tra questi la familiarità (mamma e sorella che ne abbiano sofferto), l’etnia (sono più frequenti nelle donne di colore), l’obesità. Al contrario, numerosi studi hanno dimostrato che la gravidanza e il parto hanno un effetto protettivo e possono ridurre il rischio. Una volta comparsi, la crescita dei fibromi è influenzata dagli estrogeni, dall’ormone della crescita e dal progesterone.

Pericolosi? No, ma fastidiosi e a volte invalidanti 
Generalmente non sono pericolosi (la possibilità di trasformazione maligna si aggira intorno allo 0,1%), anche se possono essere causa di gravi sanguinamenti uterini (mestruazioni molto abbondanti, metrorragie), dolore pelvico e quindi determinare un peggioramento importante della qualità di vita di chi ne soffre. Se presenti in età fertile potrebbero avere un impatto negativo sulla fertilità. La presenza del fibroma, infatti, altera la regolare anatomia e funzionalità dell’utero.

La terapia: su misura
Una volta confermata la diagnosi, con una visita ginecologica e un’ecografia transvaginale, si stabilisce la terapia più indicata. La scelta della terapia (medica, endoscopica o chirurgica) dipende dai sintomi, dall’età della paziente, dall’eventuale desiderio di gravidanze, dal tipo di fibroma. Le terapie mediche possono essere utili in realtà solo al contenimento dei sintomi (essenzialmente irregolarità mestruali e dolori), e in questo caso sono utilizzati molto i contraccettivi ormonali o i progestinici ciclici. L’approccio endoscopico e quello chirurgico (a seconda della dimensione e della posizione) invece prevedono l’asportazione del fibroma e quindi la risoluzione del problema alla radice. Per esempio in caso di miomi sottomucosi (cioè quelli interni alla cavità uterina), si potrà procedere a un’isteroscopia (cioè a un esame endoscopico eseguito introducendo, attraverso la vagina fino alla cavità uterina, una sonda di pochi millimetri chiamata isteroscopio costituita da lenti e fibre ottiche e collegata a una telecamera posta all’estremità) e contemporaneamente asportare il fibroma se è di piccole dimensioni (< a tre cm). Per i fibromi sopra i cinque centimetri, sintomatici, è prevista la chirurgia che potrà essere laparoscopica (con tre o quattro forellini sulla parete addominale) o laparotomica (con incisione sorvrapubica della parte addominale). Seguirà sempre un esame istologico che confermi la benignità del mioma asportato. È bene sottolineare che i miomi possono recidivare: non è infrequente che dopo alcuni anni se ne riformino altri, per questo la decisione di intervenire chirurgicamente deve essere sempre preceduta da un’attenta valutazione clinica in base alla sintomatologia presente, all’età della donna, al suo desiderio di gravidanza o alla sua volontà di conservare l’utero.

LA TERAPIA MEDICA
Recentemente è stato messo in commercio un farmaco (ulipristil acetato) che risulta efficace a breve e a lungo termine nel controllo dei sintomi correlati ai fibromi uterini, che sta modificando la strategia di approccio clinico delle pazienti affette da fibromi. Infatti, specie nelle pazienti in cerca di gravidanza, è possibile tentare questa terapia per alcuni cicli per diminuire le dimensioni del mioma ed evitare, o almeno posticipare, l’intervento chirurgico.

a cura della dottoressa PAOLA ROSASCHINO
Responsabile dell’Unità
di Ginecologia e Ostetricia
Policlinico San Pietro
di Ponte San Pietro.

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