2018-numero-44-maggio-giugno

Test prenatali istruzioni per l’uso

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Pochi rischi e risultati validi. Sono queste le cose che una mamma in attesa chiede a un test prenatale. Ad oggi la certezza è fornita solo da esami invasivi che però hanno un rischio di aborto che va dallo 0,3% fino all’1%. Per questo, da anni, lo sforzo della scienza è stato quello di mettere a punto test non invasivi. Tra questi il più utilizzato è la cosiddetta ecografia di traslucenza nucale (TN), un esame ecografico che viene eseguito alla fine del primo trimestre. Ma quanto è attendibile? Può sostituire esami prenatali più invasivi? Va eseguita da sola o in associazione con altri test non invasivi? Ne parliamo con il dottor Nicola Strobelt, ginecologo.

Dottor Strobelt, si sente spesso parlare dell’ecografia di traslucenza nucale per la diagnosi prenatale. In cosa consiste e su quali principi si basa?
Si tratta di un esame ecografico eseguito con la classica tecnica transaddominale fra la 11esima e la 13esima settimana di gestazione. Si basa sulla possibilità di identificare feti ad aumentato rischio di patologie congenite misurando lo spessore della raccolta di liquido del tessuto sottocutaneo della nuca del feto.

Quali anomalie, in particolare, è in grado di rilevare? 
È stata studiata per la definizione del rischio della trisomia...

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