L’Università di Bergamo: una cinquantenne... in piena salute

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“La nostra Università? È una cinquantenne nel pieno della sua vita: ha un’età per cui riesce a guardarsi indietro con sufficiente maturità, a riflettere sul presente con consapevolezza e dignità ma soprattutto a progettare ancora con entusiasmo, convinzione ed energia. Un po’ come il suo rettore”. Sorride e si illumina Remo Morzenti Pellegrini, clusonese, Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, mentre ci racconta della “sua” Università che quest’anno, proprio come lui, compie cinquant’anni. Una tappa importante che rappresenta non un traguardo ma un “nuovo inizio” con tanti progetti e iniziative all’orizzonte. Come ci racconta in questa intervista che abbiamo realizzato poco prima dell’inaugurazione della mostra “Incontrare Quarenghi a San Pietroburgo nelle fotografie di Pavel Demidov”, uno degli eventi clou delle celebrazioni del cinquantesimo con il quale l’Università si apre alla cittadinanza con eventi gratuiti per grandi e piccoli (per i dettagli www.50unibg.it).

Rettore, come è cambiata l’Università in questi primi 50 anni?
È cambiata moltissimo sotto tutti gli aspetti: dimensioni, organizzazione e dislocazione, offerta formativa. Basti pensare che all’inizio erano 300 studenti in 300 metri quadrati, tutti concentrati in Piazza Vecchia, per studiare in un’università voluta dalle forze economiche e sociali del territorio ma nata senza un programma definito. Il primo Rettore dell’ateneo, Vittore Branca, già nel 1972 a fine del suo mandato, aveva immaginato quali dovessero essere i tratti essenziali della nostra Università e cosa non dovesse diventare, ovvero come i campus universitari americani, belli, funzionali, ma fuori dalla vita normale e avulsi dal tessuto sociale. Noi, diceva Branca, “dobbiamo invece trasformare i nostri centri urbanistici storici in tante sedi di studio. Gli studenti apprenderanno proprio dall’ambiente stesso lezioni non meno utili di quelle impartite nelle aule”. A distanza di 50 anni il sogno del primo Rettore si è realizzato. Oggi abbiamo oltre 18.000 studenti in quasi 80.000 metri quadrati distribuiti lungo un’ideale “dorsale della cultura” che da Salvecchio va a piazza Rosate, scende lungo la Corsarola fino a Sant’Agostino, da lì si snoda lungo via Pignolo fino alla Montelungo, per arrivare poi in via dei Caniana e oltre il confine con il campus di ingegneria a Dalmine. La ex caserma Montelungo, che ospiterà alloggi universitari, un centro universitario sportivo e una grande piazza, sarà un punto di aggregazione sociale e di ritrovo, ideale completamento di quella saldatura tra città e università grazie alla quale Bergamo potrà a tutti gli effetti definirsi una città universitaria e un campus nella sua interezza, proprio come la immaginava Branca.

A livello formativo, una delle cose che colpisce è l’attenzione crescente negli ultimi anni nei confronti dell’area della salute, pur non avendo una facoltà di medicina. Da dove nasce?
La forza di un’università come la nostra, di provincia e generalista, è la continua contaminazione tra i saperi e le discipline e l’internazionalizzazione della didattica (ci sono ben 7 corsi di laurea interamente erogati in lingua inglese). La salute è il laboratorio che abbiamo scelto per sperimentare questi due principi, offrendo nuovi percorsi di studio che potessero rispondere alla sfide del futuro. Ci è sembrata il terreno ideale in cui far dialogare professionalità diverse. Inoltre non avendo una facoltà di medicina è una sfida anche culturale. I primi passi in questa direzione sono stati posti prima con l’avvio del corso di laurea magistrale in psicologia clinica, poi su impulso del Rettore Paleari con l’apertura di un centro di ricerca di Ateneo in “Human factors and technology in healthcare” (HTH). Tre anni fa abbiamo poi inaugurato il corso in “Ingegneria delle tecnologie per la salute”, che si propone di approfondire le dinamiche che interessano il tema della salute a 360 gradi (invecchiamento, materiali, organizzazione, fluidodinamica del sangue etc.), basandosi sull’apporto di colleghi di diverse discipline scientifiche e della collaborazione con Ospedali e centri di ricerca nazionali e internazionali e mettendo al centro il tema della gestione della cronicità (nell’anno accademico 2018/2019 partirà anche il corso di laurea magistrale in Engineering and Management for Health, che si occuperà in modo particolare del tema della gestione delle malattie croniche). Un anno fa, invece, abbiamo attivato un corso di laurea interateneo in Medicine and surgery, totalmente pensato e erogato in lingua inglese, con l’Università di Milano Bicocca, che è la sede amministrativa del corso, con l’Università inglese del Surrey e l’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo, oltre alla laurea triennale in Scienze infermieristiche in collaborazione con Humanitas University e sede in Humanitas Gavazzeni. A brevissimo infine partirà il Master in management sanitario ospedaliero, realizzato in collaborazione con il Gruppo ospedaliero San Donato. È evidente quindi come multidisciplinarietà e internazionalizzazione, resa possibile anche grazie alla vicinanza dell’aeroporto di Orio al Serio, stiano diventando sempre di più i segni distintivi della nostra Università. Sempre in questo ambito, quando siamo stati chiamati a riflettere sul futuro del territorio nei prossimi 20 anni (non solo riflessioni accademiche) abbiamo voluto scommettere sulla salute come area di sviluppo anche industriale. Siamo stati avvicinati da più aziende, sia quelle che già si occupano di salute, sia quelle che operano in settori affini e hanno immaginato una loro riconfigurazione in ambito sanitario. L’idea che stiamo coltivando insieme è la creazione nel futuro di un distretto industriale della salute. L’Università, in sintesi, non deve essere vista come una “torre d’avorio”, ma parte integrante della società e del territorio con cui non si deve mai stancare di dialogare per poter individuare e quindi dare risposte alle reali e mutevoli esigenze, un vero e proprio osservatorio permanente.

Possiamo proprio dire che l’Università è davvero in salute…
Direi in piena salute. Abbiamo in previsione, nei prossimi anni, investimenti per altri 50 milioni di euro, interamente a carico dell’Università, per la ristrutturazione e l’ampliamento delle nostre sedi, a cominciare dalla ex caserma Montelungo, passando per il recupero del chiostro piccolo di Sant’Agostino, il completamento del campus di ingegneria di Dalmine, lo sviluppo ulteriore della sede di Caniana. Tutto per offrire ai nostri studenti un percorso di qualità e la possibilità di vivere e restare in questo campus diffuso nella città.

Dalla “monospecialità” all’unità dei saperi
Era il 1968 quando, con la creazione del Libero istituto universitario, dapprima con una Facoltà di Lingue e letterature straniere, in Città Alta nasce l’Università di Bergamo. Nel 1985 nasce la Facoltà di Economia e Commercio (certificata nel 2017 tra le 150 migliori al mondo secondo il ranking del Times Higher Education, su un totale di 980); nel 1991 viene attivata a Dalmine la Facoltà di Ingegneria; nel 2000, invece, è la volta delle Facoltà di Lettere e Filosofia e in seguito di Giurisprudenza.

Remo Morzenti Pellegrini si laurea all’Università di Bergamo nel 1994, studiando e lavorando, cioè insegnando, con una tesi in diritto amministrativo sugli appalti pubblici. È padre di due figli di 17 e di 15 anni.

a cura DI ELENA BUONANNO
Ph: Laura Pietra

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