Italia, come stai? una fotografia della salute del nostro Paese in 10 punti

michelangelo oprandi

 

“Ciao come stai?”. Quante volte amici e parenti ci hanno fatto questa domanda per avere notizie sulla nostra salute. Non sempre è facile rispondere. Normalmente ce la si cava con un “Bene e tu?”. E se la domanda riguarda l’Italia? Adesso le risposte, le propone il Rapporto Osservasalute 2017 - a cura dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane - che ogni anno raccoglie i dati regione per regione e li rielabora fornendo una sorta di “radiografia” del nostro Paese. Uno dei responsi è che in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche come il diabete e l’ipertensione ma solo dove si fa prevenzione. Nelle regioni del Nord in 12 anni si è avuto un calo dei tassi di mortalità del 20 per cento. Al Sud, invece, l’aspettativa di vita si riduce, con la Campania fanalino di coda. E le diseguaglianze tra Settentrione e Meridione non riguardano soltanto i tassi di mortalità. Il report dell’Osservatorio Nazionale non fa sconti e mette l’accento sulla sostenibilità economica del Sistema Sanitario Nazionale, sulla mancata prevenzione, sulle tante difficoltà per gli anziani e i pazienti in genere come per esempio le liste d’attesa. Ma vediamo punto per punto come sta la nostra salute.

1. IN TRENTINO SI VIVE TRE ANNI IN PIÙ che a NAPOLI
Al Nord siamo più longevi, soprattutto in Trentino Alto Adige dove l’aspettativa di vita è di 81 anni e sei mesi per gli uomini e 86 anni e 3 mesi per le donne. In Campania, soprattutto nelle zone di Napoli e Caserta, il dato sulla speranza di vita è di oltre 2 anni inferiore alla media nazionale che è di 82,7 (media uomini-donne) seguite da Caltanissetta e Siracusa. Le province più longeve sono quelle di Firenze con 84,1 anni di aspettativa di vita, seguite da Monza e Treviso. A Bergamo la media è di 83 anni. Negli ultimi cinque anni gli uomini hanno guadagnato 8 mesi di vita, le donne 3 mesi.

2. SE HAI LA LAUREA O IL DIPLOMA TI AMMALI MENO
Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane il titolo di studio influisce sulle condizioni di salute e sulla speranza di vita: chi ha un diploma o una laurea può sperare di vivere fino a 82 anni, solo 77 invece se ha un livello di istruzione basso. Tra le donne il divario è minore: 83 anni per le meno istruite, 86 per le laureate. Ma le disuguaglianze riguardano anche le malattie croniche. Tra i 25 e i 44 anni una malattia cronica grave si manifesta nel 5,8 per cento di chi ha un titolo di studio basso e nel 3,2 tra i laureati. Un dato preoccupante che riguarda anche l’aspetto economico. La rinuncia alle cure per mancanza di soldi tra le persone con livello basso di istruzione è pari al 69 per cento mentre per i laureati è al 34 per cento.

3. LA TERZA ETÀ INVECCHIA MALE
Sono tanti gli italiani non autosufficienti tra gli anziani. L’11 per cento degli ultra sessantacinquenni non è in grado di svolgere le attività quotidiane in modo autonomo. «Anche se è aumentata l’aspettativa di vita i nostri anziani non godono di buona salute e non si investe abbastanza nella prevenzione» dice Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. «Basta pensare che una donna anziana in Svezia vive in cattive condizioni negli ultimi cinque anni di vita, un’italiana negli ultimi 15». Un grosso problema che mette a rischio i conti della sanità. Tra dieci anni gli anziani nona autonomi saranno 6 milioni e trecento.

4. MALATTIE CRONICHE E TUMORI FANNO MENO PAURA
In Italia, soprattutto al Nord, la mortalità per tumori e per malattie croniche come il diabete e l’ipertensione è diminuita del 20 per cento negli ultimi 12 anni grazie alla prevenzione e a nuovi stili di vita. In Meridione però la situazione è capovolta e la Campania è ancora maglia nera. «Il Sistema Sanitario Nazionale deve aumentare gli sforzi per promuovere la prevenzione di primo e secondo livello» sostiene il direttore Walter Ricciardi. L’efficacia delle cure e della prevenzione dei tumori è migliorata. In particolare si sono registrati buoni risultati con la diminuzione dei fumatori e l’aumento di pap-test periodici e mammografie per le donne. Lo dimostra la diminuzione dei nuovi casi di cancro ai polmoni tra i maschi (meno 2,7 in dieci anni) e della cervice uterina tra le donne (meno 4,1 per cento all’anno).

5. ARTROSI: È RECORD EUROPEO
Una delle malattie invalidanti per gli anziani è l’artrosi. Abbiamo il primato in Europa con il 46,6 per cento della popolazione anziana che ne è affetta in una qualche forma. Peggio di noi i portoghesi e gli ungheresi, rispettivamente 47,2% e 52,0%, contro i valori più bassi della Gran Bretagna, 6,1% e dell’Estonia, 8,2%). Il consiglio è agire per tempo, quando si è ancora giovani praticando regolarmente sport ed esercizio fisico.

6. ANTIBIOTICI E ANTIDEPRESSIVI
Altro record riguarda gli antibiotici e gli antidepressivi. Per gli antibiotici siamo tra i primi in Europa con un consumo medio di 27,5 dosi al giorno. Per quanto riguarda gli antidepressivi il consumo è aumentato negli ultimi anni. Questa volta è il Sud il più virtuoso. I maggiori consumatori sono in Toscana (60,96 dosi), Bolzano (53,63), Liguria (53,09) e Umbria (52,06). Valori più bassi in Campania (30,59), Puglia (31,33), Basilicata (31,42), Sicilia (31,58), Molise (31,95).

7. L’OBESITÀ? SEMPRE PIÙ UN’EMERGENZA
Fra le emergenze c’è quella dell’obesità, soprattutto per quanto riguarda i bambini: il 34,2% di quelli fra 6 e 10 anni ha problemi di sovrappeso. Questo problema - dicono gli esperti che hanno redatto il Rapporto - rappresenta una novità rispetto al passato: i ragazzini fanno una vita sedentaria, passano molto tempo davanti al tablet o al pc. Negli ultimi 10 anni è aumentata la percentuale delle persone con chili di troppo (dal 33,9% al 36,2%) e quella degli obesi (erano l’8,5% oggi sono il 10,4%).

8. GIOVANI A RISCHIO ANORESSIA E BULIMIA
Più di tre milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni, soprattutto ragazze, soffrono di disturbi come anoressia e bulimia con rischi gravissimi. I dati sono stati presentati alla Giornata della salute della donna. Per quanto riguarda la bulimia ogni anno si registrano 12 nuovi casi ogni 100 mila persone tra le donne e lo 0,8 di nuovi casi tra gli uomini. L’anoressia è la terza malattia cronica più comune tra i giovani e ha un rischio di mortalità altissimo, circa il 6 per cento.

9. TEMPI BIBLICI PER GLI ESAMI 
122 giorni per una mammografia, 93 giorni per una colonscopia, 80 giorni per una TAC e via dicendo. È il quadro che il CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali) ha registrato nella sanità pubblica in Italia lo scorso anno scoprendo che a causa dei tempi biblici di attesa molti pazienti si rivolgono al settore privato o addirittura rinunciano. L’anno scorso 12,2 milioni di persone non si sono fatte curare per ragioni economiche: il 21 per cento al Nord, più del 50 per cento al Sud.

10. STABILI I FUMATORI, IN CALO I BEVITORI
Rispetto agli anni precedenti in cui si registrava un calo, l’ultima edizione del Rapporto evidenzia un assestamento della quota dei fumatori. Sono circa 10 milioni e 430 mila i fumatori in Italia nel 2016 (nel 2015 erano 10 milioni e 300 mila), poco più di 6 milioni e 300 mila uomini e poco più di 4 milioni e 100 mila donne. Si tratta del 19,8% della popolazione di 14 anni e oltre. Il numero medio di sigarette fumate al giorno continua a diminuire in un trend continuo dal 2001, da una media di 14,7 sigarette nel 2001 a 11,5 del 2016, una variazione che conferma la tendenza alla riduzione di tale abitudine. Per quanto riguarda l’alcol, invece, la percentuale di “bevitori” si è leggermente abbassata, ma desta preoccupazione il calice pieno di vino o di super alcolici in mano ai ragazzini che cominciano a bere a 11 anni.

LA SFIDA DELLA CRONICITA GRAVE
La dimensione della cronicità è in costante e progressiva crescita (secondo dati Istat nel 2013 circa il 38% dei residenti in Italia dichiarava di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, nel 2016 tale quota sale al 39,1%), con conseguente impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali. Da gennaio la Regione Lombardia ha preso in carico chi soffre di patologie croniche, affidando il paziente a un gestore medico di sua scelta che lo segue con un piano assistenziale individuale organizzandogli visite e esami

a cura DI LUCIO BUONANNO

Bergamo Salute n. 45

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