L’associazione bergamasca stomizzati tiene a battesimo la medicina narrativa

medicina narrativa

 


Un convegno dedicato alla Medicina Narrativa. È quello che si è tenuto qualche settimana fa su proposta dell’Associazione Stomizzati di Bergamo, riscuotendo grande interesse da parte di personale sanitario proveniente dalla bergamasca ma anche dalle vicine province lombarde. L’iniziativa è stata della stomaterapista Viviana Melis dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, affiancata della collega Eliana Guerra degli Spedali di Brescia. Ma i protagonisti sono stati i malati, coloro che hanno dovuto affrontare molte e diverse problematiche per curare le loro malattie.

L’incontro si è aperto con l’intervento di Luigi Reale, direttore della Fondazione Istud (realtà che da anni s’impegna per posizionare e diffondere la Medicina Narrativa come una scienza), che ha evidenziato come, nell’evoluzione della metodologia per affrontare le malattie, in molti casi si sia passati dalla medicina antica, intesa come un’arte, alla spersonalizzazione delle cure che si avvalgono di macchinari sempre più sofisticati ma senza un’anima e che spesso lasciano il paziente disorientato e smarrito. “La medicina non è piangere per le sofferenze del malato, ma è aiutare una persona a esprimere il dolore ma anche le sensazioni che prova giorno per giorno” ha detto Reale. Da qui, l’esigenza di fornire ai malati, specie i cronici, un diario in cui possano raccontare la propria storia in modo da cogliere che cosa e come è cambiata la propria vita. Scrivere di se stessi aiuta a trovare la strada per accogliere meglio il percorso di cura. E non serve solo a se stessi ma a tanti altri malati. È importante che si racconti tutto quel che accade tra il professionista medico e sanitario e il paziente, perché questo fortifica la pratica clinica permettendo di riconoscere, “assorbire” e interpretare le malattie. Fondazione Istud con Dansac, azienda che fornisce supporti tecnici agli stomizzati, negli ultimi anni ha svolto una ricerca realizzata in tutta Italia attraverso la distribuzione di diari restituiti compilati. Alcuni racconti sono stati pubblicati sul sito www.dedicatiallastomìa.it che pubblica anche informazioni su come gestire una stomìa.

«La seconda parte del Convegno ha visto la lettura di racconti scritti da pazienti che, anche recentemente, sono stati sottoposti a interventi chirurgici a volte devastanti per il vivere quotidiano. In ogni racconto, tratto dal diario, si è sempre colta la voglia di “andare avanti” per vincere la malattia» racconta Walter Belingheri, Addetto Stampa dell’Associazione Stomizzati di Bergamo. «I presenti hanno ascoltato con particolare emozione e condivisione le vicende ospedaliere di chi spesso si sente trattato come un numero anziché come persona, con la propria storia, i propri affetti, i propri sogni. Significativo, in particolare, è stato il racconto di un’infermiera che ha sottolineato come in molti casi vorrebbe poter ascoltare maggiormente il malato, i suoi sentimenti, paure e le tante domande che vengono in mente quando si è malati, ma spesso questo è incompatibile con i tempi ospedalieri».

Tante voci diverse, quindi, ma tutte con un unico desiderio: avere una medicina scientificamente e tecnicamente all’avanguardia, ma che recuperi il rapporto umano.

«C’è da sperare che questo seme della Medicina narrata dai pazienti, giunta in provincia di Bergamo per la prima volta grazie all’Associazione Stomizzati di Bergamo, possa mettere radici per stare più vicina ai pazienti, così come prevedono anche le normative regionali che si cercano di applicare. D’altronde l’interesse sull’argomento è stato molto alto e questo vuol dire molto» conclude Belingheri.

"La Medicina Narrativa, come si legge nell’Enciclopedia Treccani, è una “metodologia che stimola la narrazione, da parte del paziente, del proprio stato di malattia, nell’intento di dare senso e quindi sollievo alla sofferenza, di favorire la creazione di un rapporto di fiducia e comprensione tra malato e personale medico e di capire il quadro patologico individuale [...]”

a cura DI VIOLA COMPOSTELLA

Bergamo Salute n. 45

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