Il progressivo aumento dell'aspettativa di vita rappresenta indubbiamente una grande conquista non solo perché testimonia il miglioramento delle condizioni di vita e i progressi della medicina, ma anche perché ha determinato la nascita del nuovo concetto di invecchiamento attivo. Accanto a questi positivi effetti, però, bisogna attribuire a questo trend anche conseguenze di segno opposto, prima tra tutte l'incremento delle patologie legate a quella progressiva "usura" dell'apparato osteo-articolare tipica proprio dell'età che avanza, ad esempio l'artrosi. Si calcola che in Italia questa patologia sintomatica colpisca almeno 4 milioni di persone, con un costo di circa 6,5 miliardi di euro sulla spesa sanitaria. Tra le voci più importanti, quella per le protesi per l'anca e il ginocchio. Inoltre, il 10-15% di tutte le visite ambulatoriali svolte dai medici di medicina generale vengono dedicate all'artrosi.

Un problema "democratico" e silenzioso
L'artrosi è molto diffusa perché, purtroppo, prima o poi tocca tutti. Consiste semplicemente nella progressiva degenerazione della cartilagine che ricopre le articolazioni che, usurandosi, non assicura più elasticità e mobilità alle giunture ma determina limitazione dei movimenti e dolore. La diagnosi precoce non è possibile, perché la comparsa del dolore significa che la lesione della cartilagine si è ormai evoluta in modo irreversibile. D'altra parte a oggi non risulta possibile osservare la fase iniziale del processo di "progressivo assottigliamento"della cartilagine, anche se la ricerca sta lavorando in questa direzione. Le articolazioni più colpite da questo processo sono quelle delle mani e dei piedi, quelle della colonna vertebrale, il ginocchio e l'anca.

Non chiamateli reumatismi
Tra artrosi e reumatismi articolari esiste una differenza sostanziale: l'artrosi è un processo degenerativo definito "freddo", ossia nel quale i fenomeni infiammatori sono secondari ai danni articolari. Le forme cosiddette reumatiche, al contrario, prevedono che sia lo stato infiammatorio a determinare il danno articolare e, pertanto, possono essere definiti "caldi".

I principali fattori di rischio: età, sesso e Dna
Tra i fattori di rischio alcuni sono non modificabili, come il sesso femminile, l'avanzare dell'età e la predisposizione genetica. Si stima infatti che il 20-35% dei casi di artrosi del ginocchio (gonartrosi) e il 50% circa di quelli dell'anca (coxartrosi) possono essere sostenuti da fattori genetici che interessano la cartilagine. Queste patologie, però, possono essere aggravate o causate anche da traumi sportivi o da incidente, da attività lavorative usuranti, da movimenti ripetitivi protratti nel tempo e soprattutto dal sovrappeso. Per limitarne l'insorgere, la prima linea di difesa è quindi rappresentata da un corretto stile di vita: alimentazione sana e bilanciata, peso vicino il più possibile a quello "ideale", attività fisica, moderata ma regolare, per mantenere allenate le articolazioni.

La terapia? Alleviare il dolore e migliorare il movimento
Non esiste una cura specifica contro l'artrosi, ma una serie di trattamenti farmacologici e chirurgici possono senz'altro alleviare il dolore e migliorare la funzionalità articolare, con notevoli benefici in termini di qualità di vita. La terapia consiste da un lato nel trattamento del dolore (tramite riposo, utilizzo di farmaci antidolorifici e antinfiammatori ed eventualmente iniezione intra-articolare di corticosteroidi e/o acido jaluronico), dall'altro nella sua prevenzione e nel rallentamento del processo degenerativo dell'articolazione. In fase cronica, il primo passo è rappresentato dalla riduzione di peso, se in eccesso, in abbinamento a un moderato esercizio fisico di tipo aerobico. Terapia cardine, riconosciuta da sempre più numerosi studi scientifici internazionali, è poi sicuramente l'applicazione di fango termale maturato in acqua sulfurea, che esercita un benefico effetto antidolorifico, decontratturante, e riattivante la microcircolazione. Non a caso la fango balneoterapia è da sempre inserita tra le cure termali fruibili in regime di convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale. L'efficacia del trattamento viene potenziata dalla sinergia con altre terapie in grado di agire su più fronti, quali le terapie manuali eseguite da massofisioterapisti preparati, la laserterapia ad alta potenza e l'idrochinesiterapia, ossia una specifica ginnastica in acqua calda che si giova del calore e dell'azione "anti-forza-di-gravità"tipica dell'acqua. Più nel dettaglio, si tratta di un tipo di riabilitazione che si svolge nell'ambito di vasche appositamente progettate in cui l'acqua (termale o meno) viene mantenuta ad una temperatura di 34-35°. Sotto la guida di terapisti appositamente formati, il paziente compie una serie di esercizi che risultano essere enormemente favoriti dalla riduzione del peso indotto dall'acqua stessa e dall'effetto antalgico della sua temperatura, rendendo il recupero molto più rapido e "piacevole".

Un'efficacia provata su breve e lungo termine
Diversi studi scientifici hanno dimostrato che la corretta applicazione di fango termale rallenta la degenerazione delle cartilagini articolari e riattiva la circolazione capillare. Uno degli studi più recenti, pubblicato a gennaio 2013 sul prestigioso Journal of Biometeorology, ha valutato gli effetti a breve e lungo termine della fango-terapia termale in pazienti con artrosi della mano, evidenziando significativi miglioramenti di tutti i parametri considerati sia a fine ciclo sia dopo tre mesi. Ma quel che è più importante, è stata verificata una consistente riduzione del consumo di analgesici nei sei mesi successivi all'effettuazione della terapia.

a cura del DOTT. GIUSEPPE ARCURI
Specialista in Idrologia Medica e Medicina Termale
- RESPONSABILE CENTRO DI RIABILITAZIONE TERME DI TRESCORE -