Sindrome della casa malata. Così ti difendi

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Si chiama “sindrome dell’edificio (o della casa) malato” (SBS - Sick Building Syndrome o SHS - Sick House Syndrome) e si tratta di una condizione di insalubrità degli edifici che porta gli occupanti a contrarre una malattia, già riconosciuta sin dagli anni Ottanta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e che presenta una serie di sintomi e disturbi riconducibili alla presenza di elementi tossici all’interno degli ambienti domestici e di lavoro, tra i quali le irritazioni della pelle e delle mucose, il mal di testa, la nausea, la stanchezza e la difficoltà di concentrazione. «Sempre più persone negli ultimi anni affermano di essere affette da allergie, intolleranze o malesseri di vario genere che spesso peggiorano nell’ambiente domestico o lavorativo, anche se il più delle volte queste sintomatologie vengono frettolosamente attribuite a uno o più alimenti o indumenti o detersivi o, ancora, ad altri oggetti di uso comune, senza peraltro che esistano sia degli esami specifici ai quali sottoporsi ( e ove spesso i comuni esami per le malattie allergiche danno quasi sempre esito negativo) e sia dei riscontri obiettivi» conferma il dottor Massimo Valverde, medico specialista in Endocrinologia, Farmacologia e Tossicologia. «Gli esperti hanno comunque evidenziato da tempo che molti di questi disturbi, spesso difficili da inquadrare in una vera e propria malattia, sono sicuramente attribuibili all’ambiente casalingo o lavorativo, o, per meglio dire, ad alcune condizioni fisiche, chimiche e ambientali che vengono a crearsi e che si rivelano dannose per la salute dell’uomo. Esiste comunque la possibilità di sottoporsi ad adeguate e opportune terapie per alleviare o diminuire in modo evidente tali disturbi, sempre che, contestualmente, si provveda a normalizzare la situazione igienica del fabbricato e si eviti di disperdere involontariamente nei locali nuovi inquinanti ottenuti, ad esempio, con i fenomeni di combustione ad alto rilascio di particolato come il fumo di sigaretta, di candele, di bastoncini profumanti, etc ».

Quali sono, in particolare, le condizioni di rischio?
Sono quelle in cui, per accumulo di umidità anche in aree di difficile riscontro, viene favorita la proliferazione di numerose tipologie di microfunghi che durante il loro ciclo vitale rilasciano nell’ambiente un’alta quantità di tossine che è stato ampiamente dimostrato essere la vera causa diretta dei disturbi fisici a cui abbiamo accennato. Si tratta di condizioni che riguardano numerosissime costruzioni, siano esse case di abitazione o edifici a uso lavorativo. In particolare le costruzioni più a rischio sono quelle di più recente costruzione, ormai ben coibentate e quasi “sigillate” rispetto al ricambio d’aria per contenere al massimo la dispersione energetica dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento, o quelle nelle quali siano note infiltrazioni di acqua causate da tantissimi fattori e che comunque arrivino a coinvolgere sia i tetti e i muri sotto di essi e sia le cantine e, comunque, le aree inferiori delle costruzioni. Non vanno poi dimenticate altre cause che rendono la casa “malata”, che però, pur avendo un’indubbia interferenza con la nostra salute, alla luce dei fatti risultano avere un peso inferiore, fatte salve alcune situazioni particolari come quelle di una recente tinteggiatura delle pareti o la sostituzioni radicale di arredi che possono introdurre transitoriamente nell’ambiente delle tracce di prodotti chimici volatili quali formaldeide, diluenti di vernici e adesivi etc.

Come riconoscere i sintomi di questa sindrome? 
Alcuni studiosi svedesi, in una ricerca scientifica condotta già nel 2005 su centinaia di edifici e migliaia di abitanti di Stoccolma, hanno cercato di definire il perimetro di questa sindrome. Nello studio si legge: “la malattia correlata all’abitazione è stata delimitata come segue.
> La causa dell’insorgenza di una malattia si riferisce alla casa.
> I sintomi compaiono all’interno della casa.
> I sintomi saranno meno gravi o scompariranno se il paziente è lontano da casa.
> Se il paziente va a casa, i sintomi appariranno ripetutamente.

Per quanto riguarda invece le sintomatologie, lo stesso studio ha evidenziato che: “... i rapporti di probabilità con più di due sintomi caratteristici della SHS erano “nausea o vomito” “fastidiosi in tutto”, mentre le sostanze al contatto con le quali i sintomi peggioravano erano “ l’odore di un qualsiasi profumo ( tra l’altro spesso addizionato ai comuni detergenti, detersivi, etc. etc. ) e i cosmetici”.

Può essere legata anche all’acqua del rubinetto?
In alcune zone dell’Italia viene da sempre riscontrata la presenza minimale, non letale e non tossica (nemmeno a lungo termine) sia per l’uomo e sia per gli animali, di arsenico di origine vulcanica nell’acqua potabile. è evidente che a questa condizione non possa essere attribuita alcuna azione dell’uomo. Per la stessa particolare natura geologica-vulcanica del terreno, anni fa molti dei disturbi e patologie oggi riconosciuti far parte della “sindrome della casa malata” erano state erroneamente attribuiti alla naturale presenza nelle cantine delle case di un gas debolmente radioattivo noto con il nome di Radon. In realtà alla prova dei fatti il gas Radon non è responsabile dei sintomi citati, ma la sua presenza andrebbe verificata soprattutto nei seminterrati più profondi, non dotati di costante ventilazione e a diretto contatto con il terreno ove, sempre in determinate aree del Paese, questo gas tende ad accumularsi. In questo caso si presenta un rischio in quanto il Radon è stato riconosciuto dall’OMS come causa di tumore al polmone al pari del fumo di tabacco.

Le regole della prevenzione
Aldilà di un facile allarmismo fine a se stesso, esistono numerosi comportamenti, semplici ed efficaci, da mettere in atto costantemente per limitare al massimo la proliferazione e la dispersione negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo di questi agenti nocivi (siano essi tossine o agenti chimici). Eccoli... 
> Verificare che - sia a causa dell’umidità ambientale e sia a causa di infiltrazioni d’acqua - nei soffitti, nei sottotetti, nelle cantine e nelle interpareti (soprattutto se realizzate con cartongesso) non si formino quelle che vengono definite “muffe nere”. Nel caso di riscontro positivo, evitare le soluzioni “fai da te“ e rivolgersi sicuramente a un professionista che sia in grado di effettuare una bonifica radicale a regola d’arte di tutte le componenti coinvolte ( tetto, muri, pareti, cantine etc.).
> Lavare accuratamente gli indumenti, soprattutto facendoli asciugare al caldo durante l’inverno per evitare che prendano “odore di muffa” (ovvero che all’interno dei tessuti si sviluppino direttamente le stesse muffe), condizione che, soprattutto per i bambini, rappresenta una contaminazione costante, sia respiratoria e sia cutanea, che può avere conseguenze importanti. Le muffe, infatti, sono e si comportano anche quali potenti allergeni, ovvero sostanze che possono scatenare delle reazioni esagerate del sistema immunitario (dermatiti, starnuti, asma etc.).
> In inverno è consigliabile utilizzare deumidificatori posizionati in tutti i locali della casa per ridurre al minimo la possibilità di sviluppo delle muffe.
> Aerare il più possibile gli ambienti, soprattutto nei giorni di bel tempo e di sole, senza avere paura di introdurre in casa le cosiddette “polveri sottili “che vengono indicate anche con il termine tecnico di “PM 10”; bisogna ricordarsi che la sola combustione di una sigaretta, di una comune candela, di un singolo lumino profumato o di un singolo bastoncino d’incenso in una stanza di 15 - 20 metri quadrati rilascia da 10 a 50 volte più “PM 10” rispetto alla dose che fa scattare il blocco della circolazione delle auto nelle grandi città.

Quando l’umidità viene dal terreno
Le porzioni di edificio fuori terra possono essere interessate da umidità dovuta all’assorbimento capillare dell’acqua da parte delle murature, fenomeni di condensa, ponti termici o eccesso di vapore nell’aria. Per contrastare l’umidità da risalita la soluzione è saturare il piede del muro con iniezioni di resine idrofobizzanti che ne annullano la risalita. Mentre, per i fenomeni di condensazione, si realizzano rivestimenti termici traspiranti autoregolanti, abbinati a sistemi di ricambio dell’aria. Le parti di fabbricato immerse nel terreno, invece, possono essere interessate da infiltrazioni d’acqua, vapore, gas Radon e sbalzi di temperatura provenienti dal terreno. In questo caso la miglior soluzione è la realizzazione di una serie di strati di rivestimento a tenuta stagna che contrastino qualunque infiltrazione. I prodotti impiegati sono anti incendio ed eco-compatibili, garantiscono la salubrità degli ambienti e tutelano perennemente la salute dei loro ospiti. Geom. Giorgio Vitali esperto in risanamenti edilizi di Artes

Cosa dice il Ministero della Salute
La Sindrome dell’edificio malato indica un quadro sintomatologico ben definito, che si manifesta in un elevato numero di occupanti di edifici moderni o recentemente rinnovati, dotati di impianti di ventilazione meccanica e di condizionamento d’aria globale (senza immissione di aria fresca dall’esterno) ed adibiti a uso quali uffici, scuole, ospedali, case per anziani, abitazioni civili.
L’eziologia specifica è ancora sconosciuta, ma è probabilmente multifattoriale e variabile da caso a caso. Da numerose indagini in edifici in cui sono stati segnalati problemi di salute o di comfort è emerso che il problema prevalente (in quasi la metà dei casi) era costituito da una ventilazione inadeguata ( che in pratica provoca un aumento della concentrazione di polveri, tossine, agenti chimici etc.).
Sebbene i sintomi siano spesso di modesta entità, i casi di SBS che si verificano in ambienti lavorativi possono avere un costo generale più elevato di alcune malattie gravi e a prognosi peggiore, sia per il numero dei soggetti coinvolti e sia in quanto causa di un significativo calo della produttività.
Alcuni studi condotti su uffici e altri edifici ad uso pubblico in diversi paesi, hanno rivelato una frequenza di disturbi tra gli occupanti compresa tra il 15% e il 50%. (Fonte www.salute.gov.it).

a cura di MARIA CASTELLANO
con la collaborazione del DOTT. MASSIMO VALVERDE
Specialista in Endocrinologia, Farmacologia e Tossicologia
Direttore Sanitario Centro Medico MR Bergamo

Bergamo Salute n. 45

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